Molti segnali preoccupanti fanno tremare gli investitori. A distanza di 12 anni, le banche statunitensi sembrano non aver imparato la lezione. La speculazione finanziaria selvaggia e senza controllo è purtroppo ancora una realtà negli Stati Uniti. Un allentamento della legge Volcker – la quale fissava dei paletti alle speculazioni delle banche -adesso rischia di replicare la bolla finanziaria del 2008. In aggiunta a questo, le complicazioni subentrate a causa della crisi provocata dal Covid-19 potrebbero purtroppo fungere da arma letale.

L’inizio della crisi del 2008

Fino alle fine degli anni ’90 negli Stati Uniti per ottenere un mutuo era d’obbligo offrire delle garanzie reali alle banche. Dalla fine degli anni ’90, a seguito di scelte di carattere politico, le agenzie federali iniziarono a finanziare i mutui per conto dei più emarginati. L’intento fu quello di prendersi carico delle persone più in difficoltà che prima di allora non potevano accedere al mutuo. Fu la nascita dei mutui subprime che scatenò la crisi del 2008.
In questa maniera, si cominciarono a fornire prestiti anche a persona con score creditizio negativo e a persone che non potevano assolutamente ripagare il debito. Le banche statunitensi non ebbero problemi nelle erogazioni. Esse infatti si consideravano coperte dalle agenzie federali e dal trend estremamente positivo che il mercato immobiliare Usa ebbe in quel periodo. Il mercato immobiliare, secondo gli avidi banchieri e speculatori, avrebbe potuto non solo tutelare la banca nel caso di insolvenza del creditore, ma avrebbe addirittura portato un profitto alla banca, la quale avrebbe potuto rivendere l’immobile a prezzo maggiore nel caso non avesse ricevute le rate.

Gli elementi chiave della crisi del 2008: le SIV, i CDO e i suoi derivati

In aggiunta a questo, le banche trovarono il modo di liberarsi dai rischi e dalle responsabilità acquisite cedendole ai mercati finanziari.
Le banche crearono infatti delle società SIV (Special Investment Vehicle), le quali si occuparono della concessione dei mutui, senza far trasparire che quelle società in realtà fossero di loro proprietà. Le banche in seguito cedettero alle società SIV i mutui ricevendo in cambio dei titoli della SIV, salvo in seguito rivendere a mercato i titoli appena acquistati, chiamati CDO. Rivendendoli, le banche registrarono ingenti profitti liberandosi di ogni responsabilità. I CDO delle SIV furono reputati sicuri anche dalle più grandi agenzie di rating americane poiché raggruppavano mutui di tante famiglie statunitensi e anche se alcune di esse avessero dichiarato insolvenza, le altre avrebbe scongiurato il peggio se non compensato la falla. In virtù di questo ragionamento, alcuni enti finanziari crearono altri strumenti finanziari con l’intento di attrarre sempre più capitali. Si sta parlando dei CDO al quadrato (titoli generali che raggruppavano tanti CDO base) e dei CDS, assicurazioni sulle SIV ottenuta dietro premio. Nel caso in cui le SIV avessero dichiarato l’insolvenza, gli acquirenti dei CDS avrebbero ricevuto un cosipicuo compenso. I problemi arrivarono quando le banche e finanziarie esagerarono nella concessione di SIV, assicurando molto di più del massimo possibile. Quando la catena dei mutui subprime si spezzò, gli investitori si trovarono ad essere tutti vincolati a pochi enti finanziari fortemente insolventi, creatori di tanti strumenti finanziari di difficile comprensione e interconnessi tra loro.

Il preoccupante elemento in comune tra la situazione attuale e quella del 2008

Anche se le dinamiche sono diverse, c’è un elemento preoccupante che accomuna ciò che avvenne durante la crisi del 2008 ad ora: l’avida speculazione finanziaria dei banchieri e finanzieri.
Secondo Bloomberg, a seguito della revisione della legge Volcker varata nel 2008 che metteva dei paletti alla speculazione senza controllo promossa dal sistema bancario ombra (una cerchia di potenti bancari e finanzieri che elusero scaltramente ogni tipo di controllo), le banche statunitensi sarebbero pronte ad investire ben 40 miliardi di dollari dei loro fondi. Se questi fondi venissero investiti con la leva finanziaria, le banche correrebbero il rischio di riscontrare perdite ben maggiori all’importo investito. Nel caso le operazioni andassero bene, le banche guadagnerebbero ingentissimi importi. Nel caso le operazioni d’investimento andassero male, le banche – dati gli enormi capitali in ballo – potrebbero replicare una bolla finanziaria simile a quella del 2008. Se ciò accadesse lo Stato dovrebbe per forza di cose intervenire versando soldi pubblici per scongiurare il peggio, in quanto gli istituti bancari coinvolti sarebbero considerati troppo importanti e prestigiosi per andare in bancarotta.
In quel caso le conseguenze potrebbero essere disastrose anche in virtù dei bilanci già di per sé negativi delle banche statunitensi e dalle difficoltà riscontrate dall’economia statunitense e globale dopo il Covid-19.

La crisi del 2008 può ripetersi? Il preoccupante elemento in comune tra ora e 12 anni fa
Tagged on: